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Malattie rare - angioedema
ereditario: arriva la soluzione La prima terapia per
via sottocutanea degli attacchi acuti provocati da una rara malattia genetica:
l’angioedema ereditario si deve a icatibant che
è un principio attivo, un polipeptide sintetico che agisce bloccando il
rilascio eccessivo di bradichinina, responsabile dello sviluppo di gonfiore
(edema) e dolore, che caratterizza gli attacchi acuti di angioedema
ereditario, l’interessamento è pari a una persona ogni 10-50 mila. Gli edemi caratteristici
dell’AEE si manifestano soprattutto a livello della cute (faccia, arti), a livello
intestinale, genitale e, particolarmente pericolosi, a livello di bocca,
lingua, laringe. La poca specificità di segni e sintomi rende difficile un
rapido e corretto inquadramento diagnostico. E’ esperienza comune un’interpretazione
errata, che fa scambiare gli edemi cutanei per reazioni allergiche (ma queste
si sviluppano molto più rapidamente e rispondono a cortisonici e
antistaminici), e le manifestazioni intestinali per appendiciti, o altro,
spesso inducendo indagini invasive e del tutto inutili. E’ essenziale che l’attacco
acuto di AEE venga bloccato tempestivamente. Il
rischio maggiore si ha negli edemi oro-laringei, per l’elevato rischio di
soffocamento. Ancora oggi, la mortalità da attacco acuto laringeo è pari al
30%. La terapia dell’attacco acuto di AEE si è basata finora sulla
somministrazione, per via endovenosa, di un concentrato della proteina
mancante o mal funzionante, C1-INH, estratto e purificato da plasma di
donatori sani. La somministrazione del concentrato deve essere però fatta in
ambiente ospedaliero, invece, è disponibile in una siringa pre-riempita da 30
mg e la somministrazione è sottocutanea, nell’addome. Per ora l’iniezione
deve essere affidata a un operatore sanitario, ma
è in corso uno studio europeo sulla fattibilità e la sicurezza dell’autosomministrazione
da parte del paziente. Icatibant agisce rapidamente e il sollievo
sintomatologico si manifesta già dopo 40-45 minuti dall’iniezione, in tempi
sovrapponibili a quelli del concentrato di C1-INH. La risoluzione completa
dell’edema si ha dopo 4-5 ore. Il 90 per cento degli edemi risponde a
una sola iniezione del farmaco . E’ possibile ripetere la somministrazione
dopo 6 ore, se i risultati non fossero
soddisfacenti, o in caso di recidiva. La sicurezza d’uso di
icatibant è soddisfacente, anche nei pazienti nefropatici o
epatopatici. Attenzione va posta solo nei soggetti che soffrono di cardiopatia
ischemica o di angina instabile. L’effetto collaterale locale più frequente
è il rossore, accompagnato da lieve bruciore, nella sede d’iniezione.
Poiché l’AEE è riconosciuto come malattia rara, la spesa per icatibant è
a totale carico del Ssn. http://www.dottnet.it/
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