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Malattie autoinfiammatorie rare e potenzialmente letali : uno studio di Fase III della durata di un anno conferma l’efficacia di un farmaco per una remissione a lungo termine
Nuovi risultati di uno studio di Fase III, della durata di un anno, hanno confermato che la terapia biologica canakinumab ha prodotto una rapida e sostenuta remissione dei sintomi nella maggior parte dei bambini e degli adulti colpiti da un gruppo di malattie autoinfiammatorie rare e potenzialmente letali, denominate sindromi periodiche associate alla criopirina (CAPS). Lo studio ha dimostrato che più del 90% dei pazienti affetti da CAPS trattati con canakinumab (28 su 31) è rimasto in remissione alla fine della fase finale di quattro mesi dello studio. Questo risultato ha avvalorato i dati ad interim derivati da fasi precedenti, che hanno dimostrato l’efficacia nel 97-100% dei pazienti. I risultati completi sono stati ora pubblicati sul New England Journal of Medicine. “Questo studio rappresenta un importante passo avanti per la
comunità delle malattie rare, perché canakinumab tratta le cause che
stanno alla base delle CAPS, anziché limitarsi ai sintomi – spiega
Helen J. Lachmann, medico dello UK National Amyloidosis Centre presso Le CAPS comprendono una serie di malattie rare che durano tutta la vita, associate a una mutazione genetica e caratterizzate dalla sovrapproduzione di interleuchina 1-β (IL‑1β), una proteina (o citochina) che svolge un ruolo cardine nel determinare l’infiammazione e la distruzione dei tessuti. I benefici clinici di canakinumab, un anticorpo monoclonale completamente umano noto in precedenza come ACZ885, sono dovuti al blocco selettivo e duraturo dell’IL-1β. Neutralizzando l’IL-1β per un periodo sostenuto, canakinumab “disattiva” tutti i sintomi dell’infiammazione nelle CAPS, come dimostrato in una nuova ricerca pubblicata su The Journal of Experimental Medicine. Il successo di canakinumab nel trattamento delle CAPS ha fatto sì
che la sua efficacia fosse investigata anche in altre malattie rare,
quali l’artrite idiopatica giovanile sistemica (AIGS), o più comuni
quali la gotta, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l’artrite
reumatoide e il diabete di tipo 2. La strategia di ricerca
e sviluppo di Novartis per ILARIS comporta l’uso di studi
proof-of-concept, che sono studi
clinici di Fase I su piccola scala in malattie geneticamente ben
definite, per determinare come i geni
interagiscono nelle vie molecolari o “di segnalazione”. I dati
clinici e sui marcatori biologici che ne derivano sono poi sottoposti a
modellazione e simulazione d’avanguardia, per produrre nuovi elementi
di conoscenza sulla regolazione dell’IL-1ß nei pazienti. “La
dimostrazione dell’efficacia del canakinumab è una notizia
particolarmente importante – dichiara il Dott. Marco Gattorno,
pediatra reumatologo presso l’ospedale Gaslini di Genova – e ci
auguriamo di poterlo avere presto a disposizione anche in Italia per i
nostri pazienti affetti da CAPS, che al momento dispongono di
possibilità terapeutiche molto limitate ed invasive. Le CAPS sono un
gruppo di malattie autoinfiammatorie molto rare e difficili da
diagnosticare; ecco perché spesso i pazienti arrivano all’osservazione
dei Centri Specializzati quando la patologia è in fase avanzata. A
questo scopo stiamo attualmente coordinando un Registro europeo di
pazienti affetti da malattie autoinfiammatorie, che ha l’obiettivo di
sensibilizzare i pediatri al rapido riconoscimento di queste patologie,
di mappare tutti i pazienti di queste rare patologie ed elaborare linee
guida comuni per il trattamento terapeutico. Presso Nella prima parte dello studio, della durata di otto settimane, 35 pazienti sono stati trattati con una dose singola di (150 mg per iniezione sottocutanea). Tutti i pazienti eccetto uno (97%) hanno evidenziato una risposta rapida e completa1. Successivamente, 31 pazienti che hanno mantenuto la risposta sono passati alla seconda parte dello studio, una fase randomizzata, con canakinumab, di 24 settimane, in doppio cieco, controllata verso placebo. I pazienti sono stati trattati ogni otto settimane con o con placebo e, in caso di comparsa di recidiva, sono entrati nella terza parte.
Dopo il completamento della seconda parte o la comparsa di una riacutizzazione della malattia, i pazienti hanno proseguito con la terza parte, che prevedeva almeno altre due dosi di Canakinumab per un minimo di 16 settimane. Dei 31 pazienti entrati nella terza parte, 28 hanno completato questa fase dello studio senza manifestare recidive (90%). In un paziente è comparsa una recidiva l’ultimo giorno dello studio, ossia 62 giorni dopo la somministrazione dell’ultima dose del farmaco . Inoltre, un paziente ha interrotto lo studio a causa di una percepita assenza di risposta terapeutica, mentre un altro ha interrotto lo studio per un’infezione del tratto urinario. Canakinumab è stato generalmente ben tollerato, senza una consistente tipologia di eventi avversi, al di là di un aumento di tutte le infezioni sospettate. In due pazienti sono comparsi eventi avversi seri, ma non vi sono stati decessi né eventi avversi potenzialmente letali durante lo studio. Canakinumab ha lo status di farmaco orfano nell’UE, negli USA, in Svizzera e in Australia per il trattamento delle CAPS ed è attualmente sottoposto a revisione prioritaria da parte delle autorità regolatorie negli USA, in Svizzera e in Australia. La revisione regolatoria è in corso anche nell’UE. I farmaci orfani sono quelli studiati per trattare malattie gravi o potenzialmente letali che colpiscono meno di 200.000 persone (negli USA) o meno di cinque persone su 10.000 (nell’UE). A ILARIS è stato concesso inoltre lo status di farmaco orfano per l’AIGS nell’UE, in Svizzera e negli USA. Pubblicazioni correlate:
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